Kawasaki Versys 1000 Grand Tourer SE 2019: first ride

Il nome altisonante dato da Kawasaki alla Versys 1000, uno dei suoi modelli best seller da turismo, qui in edizione SE 2019, può mettere soggezione o di contro generare molte aspettative, in ogni caso, per verificare se risulti appropriato, l'abbiamo provata in un infuocato pomeriggio di luglio, in città, su un tratto extraurbano veloce, nello stretto e pure in autostrada, vediamo com'è andata.

 

La moto si presenta al contempo imponente e slanciata, con le ormai rituali linee protese in avanti con le quali Kawasaki rifinisce da qualche anno tutti i propri modelli e che già da fermo danno un'idea di dinamismo e aggressività, annunciando bene il marchio a dispetto della colorazione molto neutra nera e bianca.

In sella, impugnando l'alto manubrione con schiena dritta, si sta decisamente comodi e appare subito in posizione alta e ben visibile l'ampio display TFT che, affiancando un classico contagiri a lancetta, mostra ordinate tutte le informazioni possibili, tra cui: la modalità di guida, il settaggio sospensioni elettroniche, volendo anche il massimo angolo di piega, oltre all'immancabile contamarce, indispensabile vista anche la lodevole presenza della cambiata assistita in ambo le direzioni.

 

L'accensione con un sommesso ruggito fa già intuire la più che piena cubatura del motore e mentre la frizione morbidissima asseconda una partenza vellutata si capisce quanto il lavoro fatto dagli ingegneri di Akashi per rendere il propulsore estremamente docile nelle ripartenze da bassissimi giri, quindi sfruttabile anche per uno spensierato utilizzo quotidiano nel traffico, sia stato davvero egregio.

La mole della Versys si sente ma non imbarazza, la manovrabilità è eccellente, anche quella del cambio, e se non fosse per la larghezza del manubrio e l'altezza da terra, nello zigzagare tra le auto in coda per raggiungere la pole position al semaforo, si potrebbe credere di cavalcare un grosso scooter. La differenza semmai è che poi al verde è bene ruotare la manopola del gas con minore verve, perché la coppia in basso di questo motore è prodigiosa e può proiettarvi in avanti "come una catapulta" (cit.).

Lasciato il traffico cittadino alle spalle, potendo distendere qualche marcia in più arrampicandosi sulla vicina panoramica collinare, oltre alla voce si apprezza l'estensione possente della spinta del propulsore, che inizia subito e prosegue in maniera corposa e costante fino al limitatore, senza un vero e proprio allungo ma con una schiena non tipica per un plurifrazionato e se non fosse per il sound e la pressoché totale assenza di vibrazioni e pulsazioni, si potrebbe credere di essere spinti da un famoso bicilindrico ad L di elevata cubatura.

Tra le curve veloci di terza e quarta marcia la Grand Tourer si dimostra facile e intuitiva, le sospensioni elettroniche copiano bene le sconnessioni ed i freni risultano più che adeguati, finché si può guidare naturalmente tondi lontano dai dossi e da terra non giungono sollecitazioni significative le prestazioni motoristiche sono sicuramente ben supportate dalla ciclistica.

Altrove, se si forza molto l'andatura, specie in presenza di eventuali avvallamenti o ondulazioni lunghe del nastro d'asfalto, complice la notevole altezza del mezzo abbinata a settaggi votati al confort, si possono generare alcune oscillazioni dell'intero corpo moto (comunque tipiche per simili modelli touring) che suggeriscono di abbassare il ritmo, non al livello passeggiata sul lago, ma sicuramente questa modalità di guida risulta più appropriata all'essenza della Versys rispetto a quella "ho un bel motore e lo spremo fino in fondo".

Osservandola in una meritata pausa contemplativa appunto sul lago, più per far riposare le gomme accaldate che il pilota, essendo la guida come predetto facile, ben poco affaticante e comoda per il fondoschiena, si può intuire che anche un eventuale passeggero potrebbe facilmente godersela, la sella è davvero abbondante in ogni direzione e non mancano pratici maniglioni per tenersi in sicurezza.

 

Tornando ad esplorare le potenzialità della Versys, inaspettatamente sullo stretto questa Kawasaki torna ad essere un vero spasso anche se guidata con discreta "ignoranza", non che ce ne sia bisogno (infatti nel tragitto di ritorno lo stesso percorso affrontato a ritmo blando costantemente in terza marcia risulterà altrettanto piacevole) ma deve esser chiaro che tra le possibilità della Grand Tourer c'è anche quella di sviluppare adrenalina percorrendo magari un bel passo appenninico.

Laddove sul veloce le eventuali ondulazioni esercitavano forze destabilizzanti sul baricentro alto del mezzo, tra i tornanti e le curve in rapida successione, la grande manovrabilità garantita dalle ampie leve e la possibilità di digerire più facilmente le sconnessioni permettono di stare al passo di naked di un certo livello, anche perché l'egregio lavoro dell'elettronica (trazione davvero infinita) invoglia anche nei piccoli rettilinei a infilare marce in più, certi di poter toglierle tutte in una frazione di secondo e senza alcuna incertezza quasi dentro la curva successiva, grazie al blipper.

L'estrema versatilità del mezzo emerge anche concludendo il giro con un breve test di comportamento in autostrada. La protezione aerodinamica è notevole e soprattutto costante al salire della velocità e non essendo presenti avvallamenti la Versys disegna curvoni sul veloce come col compasso dando sempre una piacevole sensazione di stabilità e sicurezza in appoggio, si potrebbero fare molte centinaia di km no stop sulle strade a pagamento.

 

 

Sintetizzando, ad eccezione fatta per lo sterrato (sì, si è provato anche quello, con qualche ovvia difficoltà di grip dovuta alla scarsa scanalatura delle gomme e nessun altro problema) la Kawasaki Versys 1000 Grand Tourer SE 2019 si è trovata a suo agio in ogni situazione, anzi, ha dimostrato di poter affrontare lo stesso percorso a molte diverse andature donando diversi tipi di sorrisi e invogliando solo saltuariamente a moderare il ritmo per tornare in sintonia con una moto che tiene sicuramente fede alla promessa del suo nome.

 

PREGI

  • Motore pieno ed esuberante
  • Facilità di guida
  • Versatilità

DIFETTI

  • Linea vetro che disturba la visuale in alcune situazioni

 

Come di consueto, ringrazio Boris di Fani Motors Firenze per l'ennesima opportunità di prova, alla prossima!