SBK, Lavilla: ”Rea non è carismatico, ma è il migliore”

Quando c’è un pilota che sta chiaramente dominando in un campionato possono presentarsi due situazioni. Questo corridore potrebbe diventare un eroe per i fans della SBK, assumendo le sembianze di una leggenda imbattibile, venendo accolto a braccia aperte in ogni pista del mondo.

Oppure c’è un altro scenario, forse più vicino all’attuale situazione in SBK, dove il suddetto pilota, chiaramente superiore ai suoi rivali in pista, diventa un capro espiatorio, ed il suo talento chiamato in causa. Il fatto è che i fans non si sono innamorati dei successi di Rea, non lo stanno adorando, e spesso le telecamere sono costrette a concentrarsi sulla lotta per il secondo e terzo posto a causa della mancanza di qualsiasi tipo di battaglie per il primo.

Gregorio Lavilla ha parlato durante una breve intervista con il giornalista di Eurosport, il quale ha posto una domanda che ha colto di sorpresa il capo della SBK. Alla domanda se ci fosse il desiderio di cambiare le cose per il futuro, Lavilla non è stato particolarmente entusiasmante affermando:”Questa è una domanda divertente perché in alcuni altri campionati, quando hai qualcuno che davvero è il migliore, tutti cercano di valutare queste cose. Purtroppo abbiamo il miglior pilota, Ma forse non il più carismatico. E questo potrebbe portare una mancanza di interesse del pubblico”.

Un’istantanea piuttosto eloquente, ma che non promette alcun imminente cambiamento, come sottolinea lo stesso Lavilla. Egli prosegue dicendo: ”non faremo nulla per cambiare, cercheremo solo di fare gare giuste per garantire la vittoria del miglior pilota, se questo è sempre lo stesso pilota, possiamo solo congratularci con lui”.

Statisticamente quest’anno Rea è il migliore pilota del mondiale Superbike. Tuttavia il campione sa di non essere tra gli ” intrattenitori” di questo sport, ma ha comunque commentato cosi le parole di Lavilla: "Questo commento personale è stato un po' negativo", ha dichiarato il quattro volte campione del mondo a Speedweek  "Ho parlato poi con Greg e ho capito cosa voleva dire. Quello che ne è derivato è andato oltre le sue intenzioni. Penso che ci siano più persone che sono arrabbiate più per il campionato che per me. Che io sia identificato come la ragione, ovviamente non mi trova d’accordo"

Rea fa capire chiaramente che non ha nessuna intenzione di cambiare: 

"Sono un ragazzo molto modesto. Ho tanti amici e una famiglia meravigliosa. Se ciò significa che non sono il brillante dell'anello, non c'è problema. Sono un pilota professionista e non sono pagato per raccontare barzellette. Quando ho sentito i suoi commenti, mi hanno rattristato. Sono nel mondiale Superbike dal 2009, adoro questo campionato. Fa male sentire cose negative su questa serie – e poi dalla bocca del direttore sportivo. Ma ora tutto è a posto, ne abbiamo parlato. Dare questa risposta è stato difficile anche per lui. Si tratta del modo in cui il giornalista ha posto la domanda: non ha chiesto, ma ha fatto una dichiarazione e ha aspettato il botto”.


Il pilota  inoltre non risparmia la sua opinione neppure sui media e continua dicendo:

 "Ci sarebbero centinaia di storie da raccontare sulla rivalità, ma nel mondiale Superbike pochi lo fanno perché non ci sono quasi giornalisti. In Formula 1 o MotoGP ci sono centinaia di giornalisti provenienti da tutto il mondo che costruiscono storie. Ci sono molte storie che si potrebbero raccontare dal paddock della SBK e alle quali le persone sarebbero interessate. Quando Chaz Davies e io ci siamo scontrati ad Assen l'anno scorso, le immagini sono state ripetute all'infinito in televisione. O anche Sykes e io a Brno quest'anno. Ma siamo professionisti e ci lasciamo  queste cose alle spalle”. "Io preferisco che le persone si ricordino di me come una persona gentile e professionale e non come un pagliaccio da circo", conclude il campione.

 

Nel frattempo, la Superbike sta lentamente affondando e chiaramente non è colpa di Jonathan Rea. In Italia, è quasi scomparso dai media mainstream. Il futuro è tutt’altro che roseo. Sono necessari cambiamenti radicali, nonché supporto ed incentivi per i media. Qualcosa con il precedente organizzatore Flammini era stato fatto; devono anche ringraziare per regole come la fornitura unica di pneumatici, portati in porto prima ancora che fossero visti in F1. Ma è evidente che l’attuale organizzatore non è interessato.

 

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